Ieri a Bruxelles si è tenuto il Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato dal Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN). In questa occasione si è parlato di una nuova “food revolution” e di una nuova Pac, ovvero una Politica agricola comune, che dovrà essere indirizzata a un aumento della produzione, con l’inclusione di obbiettivi di rendimento per la nutrizione e la salute. E il ruolo fondamentale è giocato dall’Ue. «Le decisioni che verranno prese in quest’ottica avranno ripercussioni future sull’ambiente e potranno cambiare, o almeno influenzare, anche i flussi migratori – spiega Paolo Barilla, vice presidente di BCFN - Questo cambiamento epocale passa da tanti fattori, uno di questo sono i giovani e le donne, portatori da sempre di valori di cambiamento». Per questo motivo la Pac dovrà essere ripensata in un’ottica innovativa. Infatti, secondo le statistiche, solo il 6% del totale degli agricoltori in Europa ha meno di 35 anni, mentre meno di un terzo degli agricoltori più anziani è donna. E non è tutto. Il settore alimentare in Europa è in serio pericolo per l’uso intensivo di combustibili fossili e prodotti chimici, che causano tra il 20% e il 35% delle emissioni di gas serra. In più, gran parte dei terreni agricoli in Europa – circa il 12% - è stato intaccato da pratiche agricole intensive.

Le risorse ci sono: l’Ue ha messo sul tavolo 50 miliardi, circa il 40% del totale del suo budget, proprio con il proposito di ridisegnare il futuro non solo dell’agricoltura ma anche di rispettare l’accordo Onu di Parigi sul cambiamento climatico.

L’acqua è l’elemento più importante da tenere sotto controllo. Si pensi che – secondo i dati della fondazione Barilla – i prelievi d’acqua destinati all’agricoltura nei Paesi europei ammontano a quasi il 44% del totale. Le percentuali più elevate si registrano nell’area mediterranea, con la Grecia in testa all’88% e la Spagna al 68%. L’Italia, invece, è uno dei Paesi più virtuosi nella gestione dell’acqua.

In ogni caso, gli obiettivi prefissati per il 2030 appaiono lontani dalla piena realizzazione, proprio per l’impatto ambientale causato dalla produzione agricola. Una situazione che ha portato alla perdita della ricca biodiversità Ue e alla frammentazione degli habitat naturali.

Altra tematica critica su cui intervenire è il livello delle migrazioni, connesse alla questione ambientale. Sono più di 257 milioni le persone che abbandonano il proprio Paese ma solo 13,5% si dirige verso l’area del Mediterraneo. Una delle cause di questi spostamenti è l'insicurezza alimentare collegata ai cambiamenti climatici che diminuiscono la produzione di cibo.