Innovazione e sostenibilità sono le due chiavi che permettono a molte aziende di sopravvivere in territori dalle condizioni ambientali normalmente sfavorevoli all’agricoltura. Il Convegno Quadri, organizzato da Anga per il 7/8 giugno a Roma, darà la possibilità, agli imprenditori agricoli, di raccontare come hanno superato le difficoltà ambientali.

Per conoscere meglio la realtà associativa in vista del Convegno Quadri di giugno, Vocealta.it ha intervistato Flavia Montroni, presidente Anga Emilia-Romagna e Bologna, che parteciperà all'iniziativa fortemente promossa dal presidente nazionale di Confagricoltura giovani, Raffaele Maiorano.

Vorrei che ci raccontasse un po’ di lei e della sua azienda.

«Ho 33 anni e dirigo, insieme alla mia famiglia, l’”Azienda Agricola Montroni-Brini” in provincia di Bologna. L’impresa si estende lungo di 140 ettari di terreno nel quale produciamo diversi tipi di colture: patate, cereali, barbabietole portaseme, actinidia - nome scientifico del kiwi- e mirtilli».

Al Convegno Quadri si parlerà di qualità, sostenibilità e innovazione qual è il suo parere in merito a questi argomenti?

«Sono dei temi fondamentali. Oggi come oggi si parla di questi tre argomenti non solo dalla prospettiva degli agricoltori, ma anche da quella dei consumatori che ricercano queste tre peculiarità nelle aziende da cui comprano i prodotti. Ritengo che le aziende dirette da ragazzi giovani tendono a essere più aperte verso l’innovazione a livello tecnologico e di prodotto. La sostenibilità è fondamentale per la mia azienda, che in alcune zone soffre di carenza idrica e solo grazie alla tecnologia riesco a limitare gli effetti della mancanza d’acqua. L’impresa risulta, quindi, più sostenibile sia dal punto di vista economico che da quello ambientale e riduce al minimo gli sprechi di un bene fondamentale come l'acqua. È dal 2000 che sperimento e innovo per quanto riguarda gli impianti di irrigazione per riuscire ad avere un’efficienza degli impianti sempre maggiore».

Cosa l’ha spinta ad impegnarsi in Anga e cosa rappresenta per lei questa associazione?

«Sono cresciuta con Anga visto che sono iscritta da quando avevo 16 anni. Misurarsi con realtà imprenditoriali più grandi e specializzate permette di avere dei parametri di confronto con cui capire i punti di forza e i punti deboli della nostra impresa e quali possono essere gli sbocchi futuri. Anga in Emilia è una realtà assodata e che conta numerosi componenti attivi. La Romagna è un po’ più indietro, ma sotto la mia guida sta recuperando terreno attraverso nuove iniziative e il coinvolgimento diretto degli agricoltori».