La spinta per lo sviluppo nasce (letteralmente) dalla terra. E tra insoddisfazione generale, mancanza di alternative e precarizzazione crescente, negli ultimi anni sono nati i cosiddetti Millenial farmers, ovvero i giovani under 30 che hanno trasformato la cura del terreno da fenomeno di nicchia a trend strutturato. Su cosa puntano? Sull’affermazione di un modello agricolo multifunzionale, competitivo e sostenibile e sulla commercializzazione dei loro prodotti partendo dalle proprie aziende. Tutto, per rilanciare l’economia del nostro Paese attraverso l’agricoltura. L'Italia si posiziona al primo posto in Europa per numero di aziende agricole gestite da giovani sotto i 35 anni. 

Il 7 e 8 giugno a Roma, molti di questi giovani imprenditori agricoli si riuniranno al Convegno Qudri di Anga per discutere di qualità, sostenibilità, innovazione, giovani e sindacato. Anga, costola di Confagricoltura, è attiva su tutto il territorio nazionale mediante le sue sezioni regionali e provinciali, pronte a tutelare e assistere gli agricoltori e ad ascoltate tutte le loro istanze.

Per conoscere meglio la realtà associativa abbiamo intervistato il presidente di Anga Vibo Valentia Umberto Ruggiero.

Ci racconti di lei e della sua azienda.

«Ho 34 anni e gestisco diverse attività tra cui un’azienda agricola a conduzione familiare, l’“Azienda Agricola Umberto Ruggiero”, che si occupa maggiormente di olivicoltura. Gli ulivi occupano tra i 10 e i 12 ettari di terreno e costituiscono la parte principale del mio business: la produzione di olio extra-vergine biologico. Una piccola parte dell’azienda è però anche dedicata a colture seminative. Fortunatamente quest’anno è stato ottimo per la produzione delle olive. In Calabria risultati simili non li ottenevamo da un ventennio».

Al Convegno Quadri del 7 e 8 giugno si parlerà di qualità, sostenibilità e innovazione. Qual è la sua posizione in merito? Come questi valori sono applicati nella sua azienda?

In merito alla qualità, mi preme sottolineare che nella coltivazione degli ulivi non utilizziamo pesticidi tossici e cerchiamo di limitare i trattamenti utilizzando il rame che è l’unico prodotto ammesso in agricoltura biologica. Per evitare che gli insetti divorino la polpa dell’oliva anticipiamo il periodo della raccolta ottenendo così un olio di qualità. Per quanto riguarda invece la sostenibilità ambientale, ritengo sia ottimale per coloro che investono nel mio stesso settore dotarsi di un frantoio aziendale attrezzato con pannelli fotovoltaici oppure con pale eoliche con le quali si può sfruttare al massimo la forza del vento. Anche per le acque reflue si può trovare un accordo con impianti di produzione di biogas che sono interessate agli scarti, che non saranno più quindi visti come un rifiuto, ma piuttosto come sottoprodotto. Io, ad esempio, macino le olive in un frantoio vicino i miei uliveti che raccoglie gli scarti per poi venderli a una centrale che produce biogas. Questa operazione trasforma un costo di smaltimento di acque reflue in una piccola risorsa per il proprietario del frantoio. Centrale per me è anche il valore dell’innovazione: nella mia azienda, per il primo anno, abbiamo utilizzato motoseghe elettriche al posto di quelle a benzina per potare i nostri ulivi, abbattendo anche i costi (Una batteria elettrica dura una giornata di lavoro). Ci sono diversi modi per fare innovazione e ogni agricoltore deve trovare il suo. Molto spesso si parte da piccole cose, ma con il tempo si ottiene un notevole risparmio sia ambientale che economico. Come Anga Vibo abbiamo creato una partnership con un’associazione di raccolta di rifiuti per lo smaltimento dei sacchetti dei fertilizzanti e dei flaconi dei fitosanitari in modo che tutte le aziende si adeguino a questo sistema».

Cosa l’ha spinta ad impegnarsi in Anga e cosa rappresenta per lei questa associazione?

«Sono diversi anni che frequento Anga. Questa associazione nasce allo scopo di fare fare gruppo, di fare “rete”. E’ un’opportunità di crescita e confronto con realtà diverse dalla propria. Da soli non si arriva da nessuna parte. Come Anga Vibo stiamo organizzando numerosi seminari. Nell’ultimo, che aveva come oggetto le piante officinali e gli agrumi, abbiamo cercato di trasmettere l’idea che l’imprenditore non vende il prodotto solo nella sua interezza, ma può sfruttare anche le parti normalmente inutilizzate come le foglie o le bucce da cui si possono ricavare, ad esempio, profumi. In Anga stiamo cercando di promuovere la cultura del confronto per di ricercare nuove sinergie tra le aziende agricole».