Cresce la quantità di pesticidi nelle nostre acque creando miscele chimiche che potrebbero causare reali rischi per la nostra salute. Nel rapporto “Pesticidi nelle acque” dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), relativo agli anni 2015/2016, sono stati rintracciati 256 glifosate su 400 pesticidi, ben oltre i limiti imposti dalla legge. «Nessuno è in grado di tenere conto degli effetti cumulativi di queste miscele che per caso si formano nell'ambiente», spiega Pietro Parisi, responsabile sezione sostanze pericolose Ispra. Secondo Parisi il problema è sottostimato in quanto si considera poco la presenza di pesticidi non più in commercio che restano nelle nostre acque a causa delle falde sotterranee, che sono prive di agenti che ne attivino la decomposizione.

Nonostante le diminuzioni dei prodotti fitosanitari e dei pesticidi tossici il numero di inquinanti non è diminuito, soprattutto, a causa del lento smaltimento ambientale di tali prodotti chimici.

Le sostanze che sono state ritrovate maggiormente, e oltre i limiti di legge, sono il glifosate e il suo metabolita Ampa. Nel 2016, le due sostanze risultano in quantità superiore rispetto alla normativa sugli Standard di Qualità per le Acque (Sqa) prevista, per le acque superficiali rispettivamente al 24,5% e al 47,8%.

Nel rapporto si segnalano la presenza di altri erbicidi, come il metaloclor, che supera i livelli imposti dalla legge del 7,7%, e il suo metabolita il metaclor-esa, ricercato solo nel territorio del Friuli Venezia Giulia dove supera il 16%.

Sono oltre 400 le sostanze ricercate nelle acque italiane con esiti che variano di regione in regione, per questo motivo è indispensabile aumentare il monitoraggio delle acque per individuare la presenza di nuovi pesticidi e rendere la ricerca più attendibile e omogenea. Tra il 2015 e il 2016 sono stati analizzati in tutto 35.353 i campioni di acque sotterranee e superficiali. Nel 2016, in particolare, sono stati trovati pesticidi nel 67% dei 1.550 punti di controllo delle acque superficiali e nel 33,5% dei 3.129 punti delle acque sotterranee. I valori rilevati superano rispettivamente del 23,6% e dell’8,3% i limiti imposti dalla legge.

La maggiore presenza dei pesticidi si riscontra nella pianura padano veneta dove sono presenti circa il 50% dei punti di controllo delle acque. A livello regionale, la presenza dei pesticidi interessa oltre il 90% dei punti delle acque superficiali in Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell'80% dei punti in Emilia Romagna e Toscana. Supera il 70% in Lombardia e provincia di Trento.

Bisogna specificare che la presenza di punti di raccolta è gestita dalle singole agenzie regionali creando quindi una disomogeneità di fondo tra le regioni che sono attive nella vicenda e quelle che non hanno proprio inviato i report.