La sezione disciplinare del CSM ha condannato il governatore della Puglia Michele Emiliano alla sanzione dell'ammonimento (la più lieve) per aver violato la norma che vieta ai magistrati di essere iscritti e far politica attiva all'interno dei partiti. Emiliano ha ricoperto ruoli dirigenziali nel Pd pugliese e si era anche candidato alla segreteria nazionale del partito in alternativa a Matteo Renzi. 

«Accetto la meno grave delle sanzioni disciplinari previste per i magistrati con serenità e con rinnovata determinazione nello svolgimento del mio incarico di Presidente della Regione Puglia», si legge in una nota di Emiliano a commento della notizia. «La sanzione è la più tenue e non ha alcun effetto pratico sull'esercizio delle mie funzioni, ma ciononostante ritengo di non averla meritata. Essere il primo ed unico magistrato italiano al quale si è contestata nel pieno dello svolgimento di un mandato politico ad elezione diretta l'appartenenza ad un partito politico, mi fa sentire un caso da laboratorio ancora da approfondire. La complessità teorica della vicenda ha costretto il CSM a rimettere la questione alla Corte Costituzionale dopo undici anni dalla mia iscrizione al partito». In conclusione Emiliano ha aggiunto: «Valuterò la motivazione della sentenza ai fini della impugnazione nei successivi gradi, nella speranza che questa vicenda sia occasione per il legislatore di intervenire per evitare gli equivoci sin qui verificatisi».