E' iniziata in Cassazione la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle alte cariche dello Stato tra le quali il premier Giuseppe Conte e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Ad aprire la cerimonia il presidente della Corte di Cassazione  Giovanni Mammone che ha relazionato sull’amministrazione della giustizia. Ad ascoltarlo ci sono anche la presidente del Senato Alberti Casellati e vari ministri tra i quali quella della Pa Giulia Bongiorno, la sindaca di Roma Virginia Raggi, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, l'ex presidente del Senato e magistrato Pietro Grasso, il ministro della salute Giulia Grillo. 

«Evitare ogni regressione in materia di diritti umani». Questo il richiamo con cui il primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone ha aperto la sua relazione. «E' compito degli Stati moderni apprestare strumenti idonei per dare risposta alla richiesta di tutela che gli individui, cittadini e non, richiedono per i loro diritti», ha aggiunto, osservando che «funzione della Corte e dei giudici, nel rispetto dei propri ambiti istituzionali, non è tuttavia solo quella di affermare i diritti ma anche quella di sollecitare ciascuno, nella scrupolosa attuazione della legge, ad adempiere ai doveri, richiamando i soggetti pubblici e privati, individuali e collettivi, all'assolvimento dei compiti che ad essi fanno capo nell'ordinamento dello Stato e nel contesto sociale». 

 Sono «aumentati in maniera inattesa» i ricorsi civili in Cassazione (+21,7%), a causa dell’incremento delle sopravvenienze in materia tributaria (+9,8%) e, soprattutto, in materia di «protezione internazionale», con un +512,4% ha detto ancora il primo presidente della Cassazione. Si tratta degli effetti del decreto Minniti del 2017, che ha previsto che i provvedimenti delle sezioni specializzate dei tribunali in materia di immigrazione sono impugnabili solo per Cassazione. 

E' costante la diminuzione dei casi di prescrizione, che di solito matura nei giudizi di appello e, ancor prima, nella fase delle indagini preliminari ma sono necessari da parte del legislatore «interventi» che rendano più rapido il corso dei processi. E' l'auspicio del primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone che ha inoltre ricordato che alla vecchia riforma «valutata positivamente perch idonea a contemperare l'esigenza di ostacolare le impugnazioni dilatorie con quella di assicurare una ragionevole durata del processo" è di recente intervenuta la legge numero 3 del 2019 «che introduce l'ulteriore e radicale modifica del sistema, con particolare riguardo alla sospensione del corso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, la cui concreta operatività è tuttavia rinviata al primo gennaio 2020, sicché è impossibile fornire valutazioni in merito. Occorre peraltro - ha concluso il primo presidente Mammone - che il legislatore in tale spazio temporale proceda ad interventi di adeguamento del sistema processuale penale per accelerare il corso dei processi». 

Toccando il tema dell’immigrazione, il Primo presidente della Corte di Cassazione ha sottolineato la necessità di «evitare ogni regressione in materia di diritti umani,  un compito che si è dato la comunità internazionale». «E' compito degli Stati moderni apprestare strumenti idonei per dare risposta alla richiesta di tutela che gli individui, cittadini e non, richiedono per i loro diritti».

In seguito ha preso  la parola anche il Procuratore generale della Suprema Corte Riccardo Fuzio che, riferendosi alle inchieste penali che hanno portato persino all’arresto di magistrati, ha affermato: «Suscita allarme la gravità e la frequenza degli episodi che di recente hanno visto coinvolti diversi magistrati, perché ciò determina un indebolimento della fiducia dei cittadini nell'indipendenze e imparzialità della funzione penale». «Il sistema disciplinare sa e deve essere severo, al pari di quello penale», ha assicurato Fuzio.

«Nella consiliatura appena iniziata un grosso lavoro ci attende, per le riflessioni che si sono aperte sui temi importanti e delicati che riguardano lo status del magistrato, la semplificazione dei procedimenti, le nomine dei dirigenti degli uffici giudiziari, i rapporti con il giudice amministrativo» ha invece rilevato il vicepresidente del Csm David Ermini. Un lavoro che «l'organo di governo autonomo saprà svolgere al meglio, sotto la guida illuminata che Ella, Signor Presidente, non ha fatto mai venir meno e per la quale le esprimo, con gratissimo animo, la riconoscenza del Consiglio e mia personale», ha aggiunto rivolgendosi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  E ha poi lanciato l’allarme affermando che c'è un carico «crescente di procedimenti in materia di protezione internazionale ed immigrazione«che può diventare» una delle nuove «emergenze» per la Corte di Cassazione, già alle prese con «un carico insostenibile» di cause.

Nel suo intervento il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha evidenziato che il sistema giustizia «deve restituire centralità alle istanze e ai diritti dei cittadini, nei confronti dei quali la giustizia deve recuperare la sua credibilità».

«A febbraio le riforme della procedura penale e della procedura civile saranno oggetto di un unico disegno di legge delega»  ha poi annunciato il ministro. «Tali riforme - ha aggiunto- tenderanno da un lato alla costruzione di un procedimento penale improntato a canoni di sicurezza, efficienza e snellimento per garantire la piena attuazione dell'articolo. 111 della Costituzione; dall'altro lato di un processo civile che miri all'efficienza della Giustizia, quale fattore decisivo per la piena tutela dei diritti dei cittadini e per la ripresa economica del Paese».

 E sul tema dei rimpatri dei terroristi dall’estero  il ministro ha rassicurato affermando che «Passi avanti sono stati effettuati grazie alla cooperazione internazionale, anche per assicurare alla giustizia i numerosi latitanti che da anni si sottraggono all'esecuzione della pena, come dimostra la recente consegna di Cesare Battisti da parte delle autorità boliviane».