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Lo scontro tra l’Associazione nazionale magistrati e il governo, che ha portato l’organismo rappresentativo che raggruppa i magistrati italiani a disertare l’inaugurazione dell’anno giudiziario alla presenza anche del capo dello Stato; il duro affondo, avvenuto ieri durante la stessa cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, da parte del Primo presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, che nella sua relazione ha puntato il dito contro le “distorsioni” del processo mediatico accusando i pm di autoreferenzialità, bollando la lungaggine delle indagini e indicando la necessità di «aprire finestre di controllo» sulle inchieste per evitare il pericoloso disorientamento dell’opinione pubblica davanti a proscioglimenti inattesi o a condanne troppo miti. Sono solo alcune delle tematiche delicate affrontate questa mattina da Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia nell’intervista a firma Cristiana Mangani sul Messaggero.

 

Qui di seguito riportiamo l’intervista integrale:

 

Cosimo Ferri, sottosegretario alla giustizia, legge la relazione della Cassazione e si dice sicuro che «il percorso positivo compiuto grazie alle riforme, ci sta traghettando fuori dall'emergenza».

 

Eppure il rapporto Doing Business 2017 ci colloca per le controversie commerciali, al posto 108 su 190 paesi. Quanto è lunga la strada da percorrere?

«Si tratta di un dato che va in assoluto apprezzato e sta ad indicare il percorso positivo compiuto grazie alle riforme di questi anni. Per la qualità del servizio giudiziario all’Italia è assegnato il punteggio di 13, superiore alla media dei Paesi più sviluppati, in considerazione dell’apprezzamento mostrato all’apertura del nostro ordinamento a recepire con convinzione il sistema di risoluzione alternativa delle controversie. Lo stesso rapporto per altro ci  riconosce di aver invertito il trend negativo».

 

Il ministro Orlando ha denunciato che a distanza di più di un anno dall’entrata in vigore dell’Ufficio del processo, poche corti e tribunali si sono effettivamente adeguati. Quali le ragioni?   

«Si tratta di una formula organizzativa innovativa che valorizza nuove professionalità nel processo a supporto del giudice. Possiamo dire che è entrata a regime nel 2016 e i dirigenti degli uffici stanno adoperandosi per renderla operativa. È destinata ad arricchirsi nel 2017 con la proroga del periodo di perfezionamento delle borse di studio concesse a oltre 1000 tirocinanti con la legge di stabilità 2017 e con l’imminente attuazione della delega che ha riformato la magistratura onoraria».

 

Il presidente Canzio lamenta l’eccessiva mediaticità dei processi e troppa autoreferenzialità da parte dei pm, non sarà eccessivo ipotizzare finestre di controllo sulle inchieste?

«Occorre sempre buon senso e responsabilità. Il ruolo del pm non può prescindere dalla sua funzione giurisdizionale e deve contribuire alla ricerca della verità, che vuol dire cercare elementi a carico, ma anche a discarico dell’indagato. La mediaticità dei processi dipende talvolta da una serie di fattori che creano l’interesse dell’opinione pubblica: è giusto informare, ma è altrettanto doveroso non costruire verità mediatiche che spesso allontanano la verità processuale».

 

E le ‘finestre di controllo sulle indagini’?

«Ho inteso le ‘finestre di controllo sulle indagini’ come una riflessione su un tema affrontato dalla riforma del processo penale: non una soluzione gerarchica o disciplinare ma uno stimolo per verificare i motivi di inerzia del pm in caso di eccessiva durata delle indagini».

 

A proposito di Anm: è la prima volta nella storia che o magistrati non si presentano alla cerimonia in Cassazione. Cosa comporterà questo?

«Interesse comune è quello di fare funzionare e di migliorare il servizio giustizia, e ritengo che la magistratura e anche l’avvocatura siano interlocutori essenziali. Il dialogo con l’Anm non si è mai interrotto e il governo certamente darà risposte concrete e quanto più condivise, a iniziare dal riconoscimento delle giuste istanze dei giovani magistrati».

 

Nella relazione annuale della Cassazione si evidenzia quanto il Paese percepisca una diffusa corruzione nella Pubblica amministrazione. Ritiene che il problema continui a essere sottovalutato?

«Il governo si è distinto concretamente nella lotta alla corruzione con interventi apprezzati anche a livello europeo, ha approvato la riforma degli appalti, puntando su semplificazione e trasparenza, in una logica non solo repressiva ma anche preventiva. Sta lavorando anche per estendere la punibilità della corruzione tra privati. È un tema centrale che va però accompagnato anche da un cambio culturale»

 

Anche il Guardasigilli ha parlato dell’indifferibilità della riforma penale, quali sono i tempi reali per l’approvazione?

«E’ una riforma importante e necessaria, darà efficienza al processo penale. Il processo deve rispettare le garanzie delle parti, ma deve essere celere nell’interesse di tutti. Per esempio è essenziale semplificare il regime delle impugnazioni». ”