magistraturaAnche i magistrati di prima nomina criticano il decreto legge emanato dal governo martedì scorso che, oltre a prorogare il pensionamento delle toghe delle alte corti, prevede diverse misure per l'efficientamento della giustizia. Gaetano Bono, portavoce del Coordinamento dei magistrati di prima nomina (COMIN), gruppo che riunisce oltre 1000 giovani toghe, ha commentato così il decreto: "Esprimiamo disappunto per la scelta del governo di innalzare da 3 a 4 anni il tempo di permanenza minima dei magistrati presso le sedi loro assegnate per scelta o di ufficio: tale norma finisce per colpire direttamente e soprattutto i più giovani poiché non si limita ai trasferimenti fatti su richiesta dell'interessato, ma ricomprende anche quelli d'ufficio che al 99% coincidono con quelli di prima nomina".

 

“Tale norma – prosegue Bono – al di là dei dubbi di legittimità costituzionale per abuso nella decretazione d'urgenza, appare inopportuna perché non risolve affatto i problemi legati al rapido avvicendamento dei magistrati nelle sedi disagiate, limitandosi semplicemente a rinviare di un anno la diaspora, ledendo peraltro le legittime aspettative dei magistrati di prima nomina che si troverebbero costretti a una permanenza più lunga presso le sedi più disorganizzate rispetto a quanto programmato al momento dell’ingresso in magistratura, ma soprattutto andrebbe a creare ulteriori problemi nelle sedi di destinazione visto che da sempre la maggioranza dei magistrati di prima nomina chiede di trasferirsi in tribunali che di per sé già soffrono di permanenti scoperture di organico”.

 

“Peraltro – continua la nota del COMIN – la permanenza dei magistrati nelle prime sedi di nomina di fatto dura già 4 anni e in questo modo diventerebbero 5, ciò in virtù dei tempi tecnici della procedura di trasferimento. E’ quindi virtuoso il termine minimo triennale perché consente di coprire più tempestivamente i vuoti di organico nelle sedi di destinazione con effetto tendenzialmente stabile. Le sedi disagiate, piuttosto, richiederebbero magistrati più esperti, magari incentivati economicamente al trasferimento, onde risolvere in maniera definitiva le ragioni del disagio”.

 

“Il COMIN – conclude Bono – intende agire, come suo solito, con spirito propositivo, offrendo agli organi competenti il punto di vista degli oltre 1000 magistrati di prima nomina sui quali si reggono spesso le sorti di interi Tribunali, in special modo quelli di frontiera che hanno più bisogno della presenza di un apparato giudiziario efficiente”.