Legnini-OrlandoIl plenum del Csm ha dato il via libera, con una sola astensione, alle linee guida in materia di intercettazioni. L’assemblea di Palazzo dei Marescialli ha approvato la delibera presentata dalla Settima Commissione, offrendo così “buone prassi” agli uffici giudiziari sulle trascrizioni di conversazioni intercettate, anche alla luce delle numerose circolari già adottate in alcune procure del Paese.

Il Csm invita a una «sobrietà contenutistica» nei provvedimenti giudiziari che riportano stralci di intercettazioni e definisce «centrale» il ruolo del pm, che, nel trattamento dei dati sensibili, «potrà operare una prima selezione delle conversazioni» e valutare anche «se omissare, nelle conversazioni comunque rilevanti, i riferimenti a cose o persone, se non strettamente necessari, dandone conto con adeguata motivazione».

Ai magistrati si indica un «uso accorto e professionale degli strumenti normativi, anche attraverso l’uso mirato e razionale dell’udienza stralcio, che tenga conto anche delle ricadute organizzative», che «consente di predisporre adeguate misure di garanzia e salvaguardia dei dati e delle informazioni sensibili raccolte nel corso delle indagini, e che non sono attinenti nell'informazione provvisoria».

Nella delibera approvata si sottolinea «l’esigenza di ricercare il giusto equilibrio tra valori costituzionali, nessuno dei quali è tanto prevalente da imporre automaticamente il sacrificio dell'altro»: una «attenta e responsabile applicazione di tali presidi – si legge nel documento – ovvero di alcuni di essi potrà consentire di assicurare in via generale un livello avanzato di tutela ai soggetti coinvolti nonché ai magistrati responsabili del trattamento del dato, di operare, nell'ambito della legislazione vigente, in un quadro di regole e di standards operativi condiviso dall'organo di governo autonomo».

Il Csm ribadisce che il rimedio alla divulgazione di dati sensibili contenuti in intercettazioni «non può essere rappresentato dalla riduzione dell’area operativa del mezzo di ricerca della prova in esame, che è indispensabile per le investigazioni», né «tantomeno dall’opzione di riportare per riassunto e non in forma integrale le conversazioni nei provvedimenti giudiziari, con il rischio di ridurre la genuinità della prova scaturita dalla conversazione intercettata».

Durante la riunione del plenum, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini ha dichiarato:Non vogliamo né anticipare né condizionare il legislatore. Il legislatore faccia ciò che crede ma ritengo farebbe cosa saggia ad attingere dai principi delineati nel documento”.

Sul tema è intervenuto anche Cosimo Maria Ferri, sottosegretario alla Giustizia: «La linea percorsa dal Csm sul tema intercettazioni è un buon punto di partenza in vista dell'approvazione della delega al Governo. Recependo, infatti, le circolari emanate dai procuratori della Repubblica di Firenze, Napoli, Roma e Torino, bisogna delineare un quadro di regole che – senza incidere sulla funzione fondamentale di questo mezzo di ricerca della prova per l’accertamento dei reati più gravi e sulla centralità del pm nella valutazione della sua rilevanza – possa garantire l’accesso agli atti processuali dei soli dati pertinenti rispetto all'oggetto specifico dell'indagine».